martedì 30 giugno 2015

Al via il Bilancio partecipativo di Milano







Nove milioni di euro a disposizione dei cittadini. Pisapia: “Occasione per rafforzare un metodo di consultazione ampia, democratica e attiva”
Milano, 30 giugno 2015 - Per la prima volta Milano, unica tra le grandi città italiane a farlo sull’intera area comunale, vara il Bilancio partecipativo. E lo fa con nove milioni di euro, uno per ogni Zona, a disposizione dei cittadini per decidere quali interventi realizzare sul territorio. 
“Conto, Partecipo, Scelgo” è il nome del progetto che consentirà di decidere insieme ai cittadini gli interventi da inserire nel Bilancio 2015. 
L’iniziativa è rivolta a tutti coloro che abitano, studiano o lavorano a Milano e che abbiano compiuto i 14 anni. L’Amministrazione mette a disposizione nove milioni di euro in conto capitale, cioè per opere pubbliche (da realizzare una sola volta). 
Il percorso si concluderà il prossimo novembre, così da poter inserire i progetti scelti dai cittadini all’interno del Piano delle opere pubbliche che l’Amministrazione si impegna a sviluppare già nel 2016.
“Il Comune di Milano – ha dichiarato il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia - affiderà direttamente ai milanesi la possibilità di decidere come destinare una parte delle risorse del bilancio attraverso un percorso partecipato che trae ispirazione dalle esperienze sviluppate con successo all’estero. Si potrà decidere dove creare un’area verde, come risolvere un problema o quale spazio potrebbe generare nuove opportunità. Il Bilancio partecipativo rappresenta un’occasione per rafforzare un metodo di consultazione ampia, democratica e attiva che oggi prosegue anche grazie a questa iniziativa”.
“Il Bilancio partecipativo – ha aggiunto l’assessore al Bilancio Francesca Balzani - è partecipazione in senso pieno: un coinvolgimento attivo dei cittadini le cui decisioni diventeranno investimenti reali, da vedere e da toccare con mano. Ed è anche una grande occasione per conoscere come sono spese le risorse pubbliche e quali sono i vincoli per poter fare le cose. La sfida del decidere insieme, per sé e per gli altri, è l'essenza della democrazia”. 
“Il Bilancio partecipativo – ha continuato l’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbano Carmela Rozza - riguarderà il conto capitale, dove il Comune di Milano e la Giunta fanno un passo indietro sulle decisioni degli interventi delle opere pubbliche sul territorio che saranno decisi esclusivamente dai cittadini. Gli uffici tecnici del Comune saranno a disposizione dei gruppi di lavoro per aiutare i cittadini nelle scelte e nell’analisi di fattibilità dei progetti in termini economici e sui tempi, secondo le procedure dettate dalla legge”. 
“Conto, Partecipo, Scelgo” si articola in quattro fasi. La prima è caratterizzata dall’ascolto e si sviluppa attraverso incontri pubblici che, già dai prossimi giorni, si svolgeranno nei diversi quartieri. Tutti gli appuntamenti saranno gestiti da facilitatori e sul sito web del progetto (www.bilanciopartecipativomilano.it) sarà disponibile la sintesi di ogni incontro.  Durante questi appuntamenti ogni partecipante potrà proporsi per i laboratori di co-progettazione degli interventi che caratterizzano la fase successiva.
Infatti, la seconda tappa del percorso, prevista per ottobre, viene definita di co-progettazione e si svolgerà attraverso il lavoro di laboratori utili a ideare gli interventi. Grazie alle disponibilità raccolte nella fase di ascolto verrà selezionato un numero rappresentativo di partecipanti ai laboratori di co-progettazione, uno per ciascuna delle 9 zone della città. Durante le attività dei laboratori si analizzeranno gli spunti emersi nella fase precedente per produrre un numero limitato di progetti per ogni zona, da sottoporre successivamente alla fase di voto. 
Una volta definiti e resi pubblici i progetti, questi potranno essere votati dai cittadini nei diversi punti che verranno individuati, oppure attraverso il sito web. Per ciascuna zona saranno scelti i progetti più votati fino all’esaurimento delle disponibilità finanziarie.
Approvati i progetti, la palla passerà al Comune che dovrà realizzarli. Sarà possibile anche monitorare lo stato di avanzamento dei progetti sul sito del Bilancio partecipativo. 
Si tratta di una sfida molto importante dalla quale nasceranno idee utili per migliorare la qualità di vita di tutti.
In tutto il percorso per il varo del Bilancio partecipativo, Palazzo Marino sarà affiancato, a seguito di un bando pubblico, dall’Istituto per la Ricerca Sociale (Irs) e da Avventura Urbana sia per la fase di progettazione che di realizzazione esecutiva del progetto (organizzazione e conduzione incontri sul territorio e gestione delle fasi di voto).
I primi incontri di presentazione sono promossi dal Comune di Milano in collaborazione con i Consigli di Zona. 
Il calendario dei primi incontri:
·         Zona 1, lunedì 6 luglio ore 20:30 CAM Garibaldi-Falcone e Borsellino corso Garibaldi 27;
·         Zona 2, mercoledì 8 luglio ore 18 Consiglio di Zona 2, viale Zara 100;
·         Zona 3, mercoledì 15 luglio ore 18 sede Acli Lambrate, via Conte Rosso 5;
·         Zona 4, mercoledì 8 luglio ore 21 Centro Polifunzionale Polo Ferrara, piazzale Ferrara 2;
·         Zona 5, venerdì 10 luglio ore 18 Consiglio di Zona 5 viale Tibaldi 41;
·         Zona 6, giovedì 9 luglio ore 18 Spazio Seicentro via Savona 99;
·         Zona 7, giovedì 9 luglio ore 19 Consiglio di Zona 7 via Anselmo da Baggio 55;
·         Zona 8, mercoledì 8 luglio ore 19 CAM Sandro Lopopolo via Lessona 20;
·         Zona 9, giovedì 9 luglio ore 18:30 Consiglio di Zona 9 via Guerzoni 38.



sabato 27 giugno 2015

LETTERA ENCICLICA
LAUDATO SI’ 
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO SULLA CURA DELLA CASA COMUNE




1. «Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]
2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.
Niente di questo mondo ci risulta indifferente
3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclicacon la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggioPacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva “e a tutti gli uomini di buona volontà”. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.
4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è «una conseguenza drammatica» dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione».[2] Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica», sottolineando «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».[3]
5. San Giovanni Paolo II si è occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima Enciclica, osservò che l’essere umano sembra «non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo».

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giovedì 25 giugno 2015

Al Piccolo Teatro in scena Storia di Qu


Dal 30 giugno al 5 luglio in scena un testo inedito di Dario Fo e Franca Rame. In scena, oltre al protagonista Michele Bottini, un folto gruppo di artisti tra attori, acrobati, musicisti e danzatori
Qu
Andrà in scena giovedì 25 alle ore 21, presso la ex Chiesa di San Carpoforo in zona Brera la versione in ligua inglese dello spettacolo “Storia di Qu”, diDario Fo e Franca Rame, ispirato a “Ah Q”, un racconto di Lu Xun (1881 - 1936) tradotto da Franca Rame eGiselda Palumbo, per la regia di Massimo Navone. Lo spettacolo, prodotto dalla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e dalla Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, sarà poi rappresentato presso il Piccolo Teatro Studio “Melato” da martedì 30 giugno a domenica 5 luglio 2015. Si tratta dell’ultimo testo inedito e mai rappresentato di Dario Fo scritto con Franca Rame, che ha riunito per la sua messa in scena tanti giovani artisti provenienti da sei istituzioni formative. 
“Storia di Qu è uno degli appuntamenti più importanti di Expoincittà, uno di quelli sui quali mi soffermo tutte le volte in cui mi è capitato di raccontare, in Italia e nel mondo, il senso del progetto di ExpoinCittà – ha dichiarato l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. Questo perché in questa pièce si ritrovano molti degli elementi che caratterizzano il palinsesto nel suo insieme: innanzitutto la prospettiva internazionale che emerge non solo dalle origini della drammaturgia, legate al primo viaggio in Cina di Dario Fo, ma anche dal fatto che lo spettacolo va in scena, proprio stasera, anche in versione inglese, recitata da attori americani. Storia di Qu inoltre, come il programma di ExpoinCittà, impegna talenti e capacità multidisciplinari - dalla recitazione alla musica, dalla danza alla composizione - che sono stati attivati grazie alla rete dei molti e differenti istituti civici di formazione artistica e professionale, milanesi e non solo. Infine, non dobbiamo dimenticare che Dario Fo è Premio Nobel per la letteratura ed è stato, insieme a Franca Rame un protagonista della vita culturale internazionale contemporanea, che ha trovato a Milano, come molti artisti e intellettuali di ogni tempo, il luogo ideale per esprimere e affermare il proprio pensiero e il proprio talento creativo".
Storia di Qu, con la regia di Massimo Navone, è un progetto che nasce con l'idea di costruire un'esperienza di collaborazione tra giovani attori, scenografi e costumisti, studenti e attori diplomati di Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, della Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, dell’ Accademia dell’Arte di Arezzo. A queste istituzioni si sono poi aggiunti gli allievi musicisti di Civica Scuola di Musica Claudio Abbado – Civici corsi di Jazz, gli allievi della Civica Scuola di Cinema e di Laboratorio di Circo Quattrox4.
L’incontro di giovani artisti provenienti da diverse scuole è stato voluto in modo particolare dal Maestro Dario Fo, che si è formato all’Accademia di Brera ed ha più volte insegnato alla Paolo Grassi. 
Basato su un racconto del celebre poeta e scrittore cinese Lu Xun (1881- 1936), noto anche per il suo contributo alla nascita della lingua cinese moderna detta semplificata, Storia di Qu narra le peripezie di un personaggio buffone-emarginato che vive di espedienti e combina guai, un prototipo universalmente riconoscibile nelle diverse culture popolari,’cugino’ dei nostri zanni e del nostro Arlecchino, ma capace di agire nei confronti del potere costituito con la forza eversiva di un ‘fool’ shakespeariano. 
In scena, oltre al protagonista Michele Bottini, un folto gruppo di artisti tra  attori,  acrobati,  musicisti e  danzatori che danno vita ad una pièce tragicomica che, attraverso il gioco dell’affabulazione e della contaminazione ironica tra elementi classici e contemporanei, fonde gli ingredienti del teatro popolare della tradizione occidentale agli echi di una Cina fantastica. 
Storia di Qu si inserisce all’interno del più ampio progetto triennale Il teatro di Dario Fo e Franca Rame per le Nuove Generazioni, nato nel 2011 da un’idea di Massimo Navone (Direttore della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano), condivisa da Michele Bottini (insegnante di Commedia dell’Arte della Paolo Grassi), sotto l’egida di Dario Fo e Franca Rame che ne hanno sostenuto, con la presenza e i preziosi insegnamenti, le prime fasi di studio e le successive tappe di realizzazione spettacolare (Mistero Buffo ed altre storie ha debuttato con grande successo al Festival d’Avignon off 2012 con repliche per le più importanti vetrine teatrali fino a tutto il 2014) con l'obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni di artisti che si stanno formando in questi anni (attori, registi, drammaturghi, scenografi, costumisti, musicisti), attraverso lo studio e la reinterpretazione dei capolavori che hanno reso celebri i nostri due Maestri, la conoscenza e la pratica del ricchissimo repertorio teatrale di Dario Fo e Franca Rame, rilanciandone la vitalità, l’attualità e l'importanza culturale che tutto il mondo gli riconosce.
La quasi totalità del repertorio di Dario Fo è andata in scena in tutto il mondo e in lingue diverse, un buon motivo perché anche per Storia di Qu si possa preparare un futuro internazionale. L'ispirazione fornita dal racconto originale cinese e la contaminazione tra elementi di teatro e culture popolari diverse, sono gli ingredienti di una storia che tocca temi e sentimenti universali. Dario Fo li trasforma con la consueta esplosiva fantasia in immagini e suoni di immediata presa e comprensione. Un gruppo di giovani attori statunitensi ha incontrato questo straordinario materiale teatrale durante un laboratorio tenuto presso l’Accademia dell’Arte di Arezzo da Michele Bottini e Massimo Navone e ne sono nati momenti di teatro entusiasmanti. Da lì l'idea di tradurre tutto il testo e di farne una versione in inglese da collaudare con un'anteprima dedicata in particolare al pubblico straniero di ExpoinCittà.
Afferma Dario Fo: “Qu è un personaggio mitico nella cultura popolare della Cina settentrionale, una specie di Arlecchino che al tempo di Mao Tse Tung, dal 1920 in poi, divenne famoso anche in tutto il resto della Cina. Come ogni buffo che si rispetti si muove in modo sgangherato, tanto con la voce che con il corpo. Naturalmente una maschera del genere sa eseguire movimenti mimici e soprattutto acrobatici, nonché parlate in tonalità impossibili. Ancora, come Pulcinella e il Ruzzante, non ha molta dimestichezza con il lavoro manuale, specie se quella fatica si dimostra pesante e mal retribuita. Ma non è un cialtrone e tantomeno un ipocrita. È un candido che in tutte le sue azioni dimostra di avere moralità e lealtà straordinarie.
L’autore della prima storia organizzata e scritta è senz’altro Lu Xun, filosofo e poeta cinese nato nel 1881 e fondatore – poco prima della rivoluzione - della lingua cinese moderna detta semplificata. Mao Tse Tung lo stimava moltissimo e lo indicava come un esempio straordinario dell’intellettuale che si pone a disposizione del popolo perché giunga a cambiare il mondo, a cominciare dalla condizione disperata dei sottomessi. Noi ci siamo ispirati a quel racconto e lo abbiamo sceneggiato fino a trasformarlo in un testo di teatro all’antica italiana. Ho parlato di questo testo con Massimo Navone, eccezionale maestro della Paolo Grassi, che ha coinvolto i suoi allievi nell’avventura piuttosto ardita di mettere in scena quest’opera mai rappresentata in Cina e tantomeno in Europa. Ho assistito a una prova, tempo fa, all’Accademia di Brera, e ho scoperto con entusiasmo che quei ragazzi avevano da subito inteso il messaggio e la chiave, che realizza un forte paradosso legato alla nostra attualità. Con molta commozione assisterò ad una prova generale dei giovani attori, che oggi hanno la stessa età in cui anch’io, circa settant’anni fa, cominciavo a calcare le scene. Naturalmente sto completamente con loro, sia con la totale partecipazione che con la certezza che ce la faranno. Forza quindi! Mettetecela tutta, ragazzi. E soprattutto divertitevi!”

Lo spettacolo in inglese di stasera in S. Carpoforo è a ingresso libero ad invito. Per informazioni e prenotazioni: e.pace@fondazionemilano.eu
Lo spettacolo in lingua italiana andrà in scena invece da martedì 30 giugno a domenica 5 luglio 2015 presso il Piccolo Teatro Studio “Melato”, e sarà sovratitolato in inglese a cura di Prescott Studio e Montclair State University, NJ, USA nell’ambito del progetto “Tradurre voci attraverso i continenti”
BIGLIETTI: 
Platea: intero € 25 - Balconata: intero € 22 
ORARI: martedì e sabato ore 19.30; mercoledì, giovedì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16.00
Informazioni e prenotazioni 848800304 - www.piccoloteatro.org
Al Piccolo Teatro in scena Storia di Qu

Rimborsi delle pensioni dal 1°agosto: 800 euro per gli assegni da 1.500


I pensionati riceveranno gli arretrati delle rivalutazioni dell'assegno previdenziale dal primo agosto. Lo precisa l'Inps, che ha pubblicato, con la circolare n. 125, le istruzioni applicative relative all'articolo 1 del decreto legge 65/2015, in cui sono stabilite le modalita' di applicazione della sentenza della Corte costituzionale 70/2015
I pensionati con redditi da pensione pari a 1.500 euro al momento della sentenza della Consulta - che dichiarava illegittimo il blocco della perequazione deciso dal "Salva Italia" nel 2011 - avranno un rimborso una tantum per il periodo gennaio 2012- agosto 2015 pari a 796 euro. La cifra è stata diffusa dall’Inps in un allegato alla circolare esplicativa del decreto del governo. La base della pensione sarà pari a 1.525 euro mensili da agosto 2015 e di 1.541 euro da gennaio 2016. La ricostituzione dei trattamenti avviene "d’ufficio", ovvero non è necessaria la domanda.
Il recupero dei denari congelati è esteso agli eredi dei pensionati interessati, che devono presentare una domanda apposita: spettano, dice l'Inps, anche alle pensioni "che al momento della lavorazione risulteranno eliminate. Il pagamento delle spettanze agli aventi titolo sarà effettuato a domanda nei limiti della prescrizione".
Nel 2013 sono state erogate 23,3 milioni di pensioni: il 56,3% ha come beneficiario una donna e il 43,7% un uomo. Le donne rappresentano piu' della meta' (il 52,9%) dei pensionati (8,7 su 16,4 milioni), ma percepiscono solo il 44,2% dei 273 miliardi di euro complessivamente erogati. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che oltre la meta' delle donne (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, contro un terzo (31%) degli uomini. Ma il numero di uomini (178 mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5.000 euro e' cinque volte quello delle donne (35 mila). Nel Nord-ovest, prosegue l'Istat, risiede oltre un quarto dei pensionati (circa il 28%), mentre la quota si attesta intorno al 20% nelle altre ripartizioni e scende al 10% nelle Isole. L'importo medio annuo delle pensioni erogate agli uomini e' di 14.911 euro, un valore del 62,2% superiore a quello delle pensioni con titolarita' femminile (9.195 euro). Tuttavia, poiche' le donne percepiscono in media un numero di trattamenti pro capite superiore agli uomini (1,51 contro 1,32), il divario di genere si riduce al 41,4% se calcolato sul reddito pensionistico (19.686 euro per gli uomini contro 13.921 per le donne). I pensionati del Lazio percepiscono il reddito pensionistico medio annuo piu' elevato (19.549 euro), di quasi il 40% superiore a quello dei pensionati della Basilicata (14.226 euro), che e' il piu' basso tra le regioni italiane.
La meta' dei pensionati residenti nel Mezzogiorno (50,2% nelle Isole e 49,6% nel Sud) percepisce un reddito pensionistico mensile inferiore ai 1.000 euro. Le quote piu' elevate di percettori con reddito superiore ai 5.000 euro si rilevano invece al Centro (2,0%) e nel Nord-ovest (1,4%), anche a seguito della diversa diffusione sul territorio delle varie tipologie pensionistiche. Il rapporto tra il numero di pensionati residenti e la popolazione occupata - rapporto di dipendenza - e' a svantaggio delle donne: 91 pensionate ogni 100 lavoratrici, a fronte di 58,2 uomini ogni 100 lavoratori. In Calabria si registra il valore complessivo piu' alto (97,8), il minimo in Trentino Alto Adige (56,4). L'incidenza della spesa pensionistica sul Pil e' massima nelle Isole (21,6%) e nelle regioni del Sud (20,9%), mentre scende al 15,2% in quelle del Nord-est e al 15,1% in quelle del Nord-ovest.

Tassa rifiuti illegittima: come ricorrere e non pagare

«RIGORE SENZA TRASPARENZA=DITTATURA»
« ATTENZIONE ALLO SCIACALLAGGIO …» 
«niente tassa sui rifiuti per appartamenti non utilizzati» 
«tassa che colpisce chi produce rifiuti, e il cui gettito andrà destinato allo smaltimento,»



    •  La Tari, acronimo di Tassa sui Rifiuti, sostituisce le vecchie Tarsu, Tia e Tares ed è certamente uno dei balzelli meno amati dai contribuenti italiani. Le somme pagate per i rifiuti sono state dapprima connotate cometasse (per via del legame tra pagamento ed effettuazione del servizio), poi specificate come tariffe dal noto Decreto Ronchi; la disposizione spiegava nel dettaglio come determinare e applicare la tariffa, prevedendo, però la stesura anticipata di un piano finanziario del servizio. Proprio per le difficoltà dei Comuni nella stesura di tale piano, il decreto non è mai stato attuato. Così, dopo un susseguirsi di differenti interventi legislativi, si è arrivati dapprima, nel 2013, alla Tares, ed in seguito, con la legge di Stabilità 2014, alla Iuc (Imposta Unica Comunale), formata da Imu, Tasi e Tari, quest’ultima componente relativa ai rifiuti. Vediamo nelleslides quando è da considerarsi illegittima e come muoversi per impugnarla e non pagarla.
    • Come funziona la Tari
      Essa è applicata a chiunque possieda o detenga, a qualunque titolo, locali o aree esterne, che possono produrre rifiuti urbani (escluse le aree condominiali o quelle accessorie o pertinenziali di un immobile tassato). Lo scopo della tassa è coprire i costi del servizio di igiene urbana.
      Le tariffe variano a seconda del comune, e sono differenziate per le utenze domestiche e non domestiche. Entrambe le tipologie sono composte da una parte fissa, relativa al costo del servizio, che si computa in base alla superficie dell’immobile, e da una parte variabile, proporzionale alla quantità di rifiuti prodotti: dato che nella quasi totalità dei casi è impossibile quantificare la spazzatura prodotta, essa è commisurata al numero dei componenti della famiglia.
    • Illegittimità costituzionale della Tari
      Secondo parte della dottrina, la Tari risulterebbe, di per sé, un’imposizione costituzionalmente illegittima: difatti, se considerata come tributo, andrebbe contro i criteri di proporzionalità e progressività affermati dalla Costituzione [3]; se considerata, invece, come tassa, appare incoerente inquadrare lo smaltimento come un servizio pagato a consumo, quando, in realtà, dovrebbero essere i contribuenti a ricevere un corrispettivo per il conferimento dei rifiuti (prova ne sia l’esistenza e la diffusione delle discariche verdi, punti di raccolta nei quali viene dato un compenso per ogni tipologia di rifiuto: una famiglia media può arrivare a guadagnare intorno a € 250 l’anno).
    • Illegittimità delle delibere comunali sulla Tari
      Oltre all’illegittimità della tassa in sé, dobbiamo considerare tutti i casi in cui sono le delibere del Comune ad andare contro la normativa stessa.
      Una prima ipotesi si verifica quando la delibera relativa alle tariffe è adottata posteriormente alla data fissata dalle leggi nazionali per deliberare il bilancio di previsione: nel 2013, la data era il 30 novembre, nel 2014 il 30 settembre. Pertanto, tutte le delibere posteriori sono impugnabili.
      Un secondo caso di illegittimità, che si è verificato in numerosi comuni, è la mancanza di riduzione della tariffa di almeno il 40%, nelle zone dove la raccolta non è prevista.
      La più frequente ipotesi d’illegittimità della Tari, però, riguarda il mancato rispetto di un fondamentale articolo della Legge di Stabilità 2014, ossia quello che stabilisce che, per determinare con esattezza il costo del servizio ed i coefficienti di produttività qualitativa e quantitativa dei rifiuti, sia indispensabile la stesura di un piano tariffario. Tale piano deve individuare e classificare i costi del servizio, suddividerli tra fissi e variabili e ripartirli tra utenze domestiche e non, oltreché quantificare tutte le voci per ogni categoria di utenza.
      Osservando la maggior parte delle cartelle, appare evidente l’inesistenza di qualsiasi piano o schema, suscettibile di fornire una tariffa chiara per tipologia d’utenza: gli avvisi di pagamento, infatti, appaiono quasi sempre vaghi ed incomprensibili, rendendo il contribuente impossibilitato a capire sia i calcoli che il regolamento. Pertanto, è palese la mancanza di legittimazione dell’impianto tariffario
    ·         Come impugnare la cartella
    Riscontrando uno di questi casi, ci si può rifiutare di pagare ed impugnare la cartella?
    Nelle ipotesi sopraelencate, si potrà sia, in primo luogo, impugnare l’avviso di pagamento in autotutela, ossia rivolgendosi direttamente all’ufficio tributi del Comune. In caso di risposta negativa o assente, sarà opportuno effettuare l’impugnazione presso la commissione tributaria provinciale, il prima possibile, in quanto l’autotutela non sospende i termini per l’impugnazione.
    Infine, non dimentichiamo la possibilità di impugnare la cartella per tutte quelle aziende che smaltiscono i rifiuti in proprio, previa dimostrazione del fatto che non si usufruisca del servizio comunale: in quest’ultimo caso, si ha diritto all’esclusione totale dalla Tari.(Noemi Secci)

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    mercoledì 24 giugno 2015

    Approvata all’unanimità la legge “Gli orti di Lombardia”

    Comuni, istituti scolastici ed enti gestori di aree protette, in collaborazione con le associazioni di cittadini e le aziende agricole senza fine di lucro, possono presentare progetti e concorrere a realizzare orti didattici

    Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la legge che riconosce, promuove e finanzia gli orti didattici, sociali, urbani e collettivi.
    Gli orti didattici sono ormai una forma di coltivazione pubblica molto diffusa anche nelle città. Questa legge pone le basi per dare ai Comuni, agli Istituti scolastici e agli enti gestori di aree protette, in collaborazione con le associazioni di cittadini e aziende agricole senza fine di lucro, la possibilità di presentare progetti e concorrere a realizzare l’orto.
    “Sostenibilità ambientale, biodiversità, cultura -sintetizza il relatore Marco Carra (PD)- sono gli obiettivi di un progetto che finalmente si concretizza e che diventerà una sorta di eredità di Expo per la Lombardia”.
    Per accedere ai contributi regionali i proponenti devono inviare i progetti alla Direzione Generale Agricoltura via web sul sito della Regione entro il 30 novembre di ogni anno.
    Per il 2016 lo stanziamento previsto è di 150 mila euro, destinati a coprire il cinquanta per cento delle spese sostenute, per un importo massimo di 300 euro ciascuno per gli orti sociali, periurbani e urbani e 600 euro per ogni orto didattico e collettivo.
    I progetti devono riguardare la valorizzazione, la condivisione e la diffusione di conoscenze in campo alimentare e agricolo, con lo scopo di favorire famiglie ed enti che intendono anche in contesti urbani produrre orti o coltivazioni, salvaguardando dal degrado il verde urbano e perturbano e limitando il consumo del suolo.
    di redazione@varesenews.it

    martedì 23 giugno 2015

    Secondigliano, l’ira degli anziani. «Non lasceremo quest’ospizio»

        FONTE CORRIERE SOCIALE
    [NAPOLI – Una lettera scritta a mano. Undici righe dalla calligrafia per nulla incerta, nonostante l’estensore sia un vecchietto. E — oltre al tratto — è decisa anche la presa di posizione: «Noi da qui non ci muoviamo». La firma è quella dei quattordici ospiti (una donna e tredici uomini) della «Casa di riposo Giuseppe Signoriello». È quella che l’omonimo imprenditore tessile donò a Napoli con un testamento olografo pubblicato il 24 novembre del ’40. E che aveva deciso di rendere autosufficiente lasciando alla città anche Palazzo Cavalcanti e altri due immobili, che «messi a reddito» avrebbero consentito di coprire le spese necessarie alla gestione dell’Istituto. Settantacinque anni dopo, come hanno denunciato gli eredi, di quella beneficenza è restato poco o nulla. Il Comune di Napoli, infatti, ha «trasferito la proprietà di alcuni appartamenti di Palazzo Cavalcanti», trascurando «con assoluta negligenza» il patrimonio che era stato destinato alla casa di riposo.
    E, soprattutto, vorrebbe riconvertire quella struttura e trasferire gli anziani. I quali, adesso, hanno deciso di far sentire la propria voce. «Gentile direttrice — si legge nella lettera — sappia che siamo tutti uniti e d’accordo a rimanere qui alla casa di riposo, e nessuno potrà distoglierci dal nostro proposito. Sappia, inoltre, che così si oltraggia la memoria di un’anima nobile: quella di Giovanni Signoriello (in realtà si chiamava Giuseppe, ndr ), che fondò tale casa di riposo per i poveri diseredati e vecchi e stanchi e bisognosi». Giulietta Chieffo — direttrice del «Servizio politiche di inclusione sociale» del Comune di Napoli che ha la competenza sulla struttura — spiega che «è un bene far luce su ciò che è accaduto, perché serve a evidenziare un problema che esiste».
    Quanto al destino immediato degli anziani, invece, le speranze che possano restare lì sono poche: «È necessario mettere in sicurezza la casa di riposo, ed è ovvio che per fare ciò gli ospiti dovranno essere trasferiti. Se lei chiama un’impresa per fare i lavori in casa che fa, ci resta dentro?». La dirigente ha anche scritto «diverse volte» all’assessorato al Patrimonio per avere notizie di Palazzo Cavalcanti. «Ho letto il testamento di Giuseppe Signoriello, un animo nobile e lungimirante. E per questo voglio assicurare che lavoreremo solo per aiutare gli anziani». Già, ma i tempi? «Quelli non li conosco».
    E sulla vicenda interverrà adesso anche la Comunità di Sant’Egidio, che si occupa dell’assistenza di quelle persone. L’obiettivo è evitare che i vecchietti vengano spediti ad Acerra, acuendo il loro isolamento sociale. La proposta alternativa prevede la loro sistemazione a San Nicola al Nilo, una struttura comunale oggi occupata abusivamente. Mario De Finis, l’uomo della Comunità che da sempre segue gli anziani, racconta che «sono quasi vent’anni che, in compagnia di signore di Secondigliano, andiamo a trovare questi vecchietti. Sono persone con storie difficili alle spalle fatte di miseria, degrado e abbandono, ma hanno una straordinaria dignità e cercano compagnia». E, proprio per questo, «allontanarle sarebbe un delitto, una deportazione. La soluzione migliore è lasciarli lì, non sradicarli da quello che è diventato il loro mondo, la loro geografia».
    Trasferirli, insomma, significherebbe «tradire lo spirito originario del benefattore». Ma, se proprio lo si vuol fare, «chiediamo almeno che il Comune ascolti la loro voce, i loro bisogni, le loro richieste». E a Napoli, del resto, risuona ancora il monito di Papa Francesco: «Scartare gli anziani è vile».]

    lunedì 22 giugno 2015

    Rimborsi pensione: regole ufficiali entro il 20 luglio


    Il decreto sui rimborsi pensione in aula alla Camera il 24 giugno, poche le modifiche in commissione Lavoro: ecco il testo, con approvazione entro il 20 luglio.

    Il decreto sui rimborsi pensione si avvia al dibattito alla Camera: il provvedimento è atteso in aula per mercoledì 24 giugno, al termine dell’esame in Commissione Lavoro. Al momento non ci sono modifiche sostanziali all’impianto originario del testo, con cui il governo ha stabilito la restituzione di parte dell’indicizzazione pensioni bloccate nel 2012 e 2013 dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto illegittimo il blocco.

    => Pensioni: rimborsi e calcolo redistribuzione

    Dl Pensioni: iter

    L’iter prevede che il Dl venga approvato definitivamente entro il 20 luglio: il decreto è allaCamera in prima lettura, quindi dopo l’approvazione di Montecitorio dovrà passare alSenato. Il primo step, ovvero il passaggio in commissione Lavoro alla Camera, ha visto moltiemendamenti che però alla fine non sono passati, per cui il meccanismo dei rimborsi pensione è rimasto lo stesso previsto dal governo.

    => Pensioni: fondi solidarietà e assegno per 12 mesi

    Rivalutazione

    Due le modifiche introdotte: più risorse per i contratti di solidarietà (ci sono 220 milioni in più nel 2015) e un meccanismo che evita l’effetto negativo sulle rivalutazioni della riduzione del tasso di ricapitalizzazione 2015. Per il resto, il decreto non è stato toccato: i pensionati si vedranno restituire parte della mancata rivalutazione degli anni scorsi attraverso un meccanismo a scaglioni:
    • 40% per i trattamenti tra tre e quattro volte il minimo;
    • 20% per gli assegni da quattro a cinque volte il minimo;
    • 10% per le pensioni tra cinque e sei volte il minimo;
    • nessuna rivalutazione a partire dalle pensioni pari a sei volte il minimo.
    Le percentuali sopra riportare riguardano l‘indicizzazione 2012 e 2013 (che era stata bloccata, lo ricordiamo, dalla Riforma pensioni contenuta nel Salva Italia di fine 2011), mentre per gli anni 2014 e 2015 scatta una restituzione pari al 20%, che sale al 50% dal2016.

    => Rimborsi pensione: bonus e rivalutazione

    Rimborsi

    I rimborsi pensione verranno effettuati dall’INPS con il cedolino del prossimo mese di agosto. Ricordiamo infine che il decreto pensioni prevede anche un’altra novità, già operativa, ovvero il pagamento di tutte le pensioni il primo del mese a partire da questo mese di giugno.

    FONTE PMI

    mercoledì 17 giugno 2015

    Pensioni: gli arretrati nel cedolino di agosto

    Al via, con l'assegno previdenziale di agosto, la restituzione delle somme spettanti in seguito alla rivalutazione delle pensioni, sbloccata con sentenza della Corte Costituzionale: ecco a chi spetta il rimborso automatico INPS.

    Verranno restituite insieme all’assegno previdenziale di agosto le somme spettanti in qualità di rimborso della mancata indicizzazione delle pensioni operata per gli anni 2012 e 2013 ai trattamenti superiori a tre volte il minimo per effetto del decreto Salva Italia (Dl 201/2011).

    => Leggi il Decreto Pensioni

    Uno stop bocciato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 70/2015, alla quale ha fatto seguito il Decreto Pensioni (Dl 65/2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21 maggio 2015) con il quale il Governo ha definito il meccanismo per calcolare quanto incasserà ogni pensionato con il bonus d’agosto e con la nuova rivalutazione 2016.
    Per effetto del Decreto Pensioni, la rivalutazione viene riconosciuta ai trattamenti compresi fra tre e sei volte il minimo, con un sistema a scaglioni, mentre per le pensioni più alte non è previsto alcun rimborso. Con il Messaggio n. 4017/2015 l’INPS ha fornito informazioni in merito alla modalità di restituzione dei trattamenti pensionistici interessati: con la mensilità di agosto 2015 l’Istituto provvederà alla liquidazione d’ufficio delle somme spettanti.

    => Decreto Pensioni in Gazzetta: bonus e rivalutazione

    L’INPS informa inoltre che gli Istituti di patronato dovranno respingere eventuali domande diricostituzione dei trattamenti pensionistici interessati e che, di conseguenza, le stesse non potranno essere considerate utili ai fini del finanziamento dell’attività espletata. Queste domande non potranno essere valorizzate con il riconoscimento di 0,25 punti previsti per gli interventi elencati nella tabella A, allegata al D.M. 2013, in quanto, pur se avviate in modalità telematica, non risultano definite con esito positivo

    domenica 14 giugno 2015

    Inaugurato il monumento ai 90 mila caduti in Russia

    ECCO IL COMUNICATO DEL COMUNE DI MILANO
    monumento_caduti_russia
    Milano, 13 giugno 2015 – È stato inaugurato stamattina nel giardino di via Verziere, alla presenza dell’assessore ai Lavori pubblici e Arredo urbanoCarmela Rozza, il monumento in ricordo dei 90 mila caduti in Russia nel corso della seconda guerra mondiale. Si tratta di un’opera della scultrice Bruna Zanon donata dalla sezione U.N.I.R.R. 
    ( Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia) di Milano al Comune di Milano.
    “Questo monumento è importante perché ci aiuta a tenere viva la memoria su una delle grandi tragedie vissute dall’Italia nel ‘900. Novantamila uomini persero la vita in terre lontane nel corso di combattimenti contro forze superiori e nei campi di prigionia dove furono lasciati morire di freddo, fame, tifo e dissenteria. Ricordare quanto accaduto ai nostri connazionali significa anche sapere affrontare i nuovi drammi che oggi stanno coinvolgendo tanti popoli di continenti vicini”, ha dichiarato Rozza.
    L’opera si compone di una base rettangolare su cui si appoggiano due parallelepipedi in bronzo alti 2,50 e 2,30 metri, perfettamente simmetrici sull’asse longitudinale. Il fronte di ciascun parallelepipedo è profondamente inciso da tagli e incavi e la materia scavata si raggruma ai piedi mentre il retro è liscio.
    Il monumento è posato su un largo basamento di calcestruzzo con altezza massima di 40 centimetri. Sulla base ci sono tre iscrizioni: “A perenne memoria dei Novantamila che non tornarono dalla campagna di Russia luglio 1941-marzo1943” sul lato ovest, “Dono della sezione città di Milano” sul lato est, “Opera di Bruna Zanon” sul lato sud.
    Friulana di nascita e milanese di adozione, Bruna Zanon ha frequentato all’Accademia di Brera i corsi di disegno del nudo, di modellazione e di scultura. Attratta dal figurativo, in particolare dalla figura umana, si è ispirata soprattutto al mondo esterno e alla mitologia. Le sue opere si trovano in Svizzera, Austria, Germania e Francia.
    L’U.N.I.R.R. fu costituita a Roma nel 1946 da reduci della campagna di Russia. La sua attività si è sempre indirizzata nel fare luce sulle vicende dell’Armir, l’armata italiana che ha combattuto in Russia durante l’ultima guerra mondiale, e sulla sorte dei militari che ne facevano parte. Nel 1996 l’Associazione ha ricevuto la Medaglia d’oro di Benemerenza Civica e l’Ambrogino d’Oro, massimo riconoscimento del Comune di Milano.
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    sabato 13 giugno 2015

    Pensioni d’oro a Vimercate: per 103 oltre cinquemila euro al mese

    Sono 103 i vimercatesi che possono permettersi una pensione da almeno 5mila euro al mese. L’importo medio è di 1.432 euro, 2.074 anziani ricevono meno di 750 euro (1000 sotto i 500)
    Sono un centinaio i pensionati d’oro di Vimercate: 103 beneficiari di assegni dell’Inps dal valore medio di almeno 6mila euro netti al mese. Come ogni anno sono stati diffusi i dati sulle posizioni pensionistiche dei vari territori italiani e, rispetto al passato, assieme ai valori assoluti l’Inps ha dato anche i dettagli sulle fasce di reddito dei suoi beneficiari. E se in generale Vimercate si conferma come la città di medie dimensioni dove i pensionati stanno meglio in Brianza, quest’anno emergono anche quelli che stanno ancora più bene.
    Sono 103 le pensioni di vecchiaia e anche due di invalidità che l’Inps eroga in città nella fascia di reddito degli “oltre i 5.000 euro”, la massima per l’istituto di previdenza. Le pensioni d’oro in città valgono in media quindi 5.992,69 euro appannaggio di 103 persone su 6.218 concittadini che ricevono le altre pensioni di vecchiaia, tra cui 2.074 anziani che riceve quelle da meno di 750 euro al mese, di cui a loro volta mille sotto i 500 euro. Ma rispetto alla media Vimercate resta uno dei luoghi migliori per i pensionati. Nella classifica dei 55 Comuni targati Mb è seconda solo a Vedano al Lambro per valore degli assegni Inps, ma tra i centri urbani medio grandi del territorio è il luogo dove il tenore di vita dei pensionati è più alto, e gradualmente continua a crescere.
    E si tratta di un primato che Vimercate raggiunge in un’area come quella della Brianza che si conferma uno dei luoghi più ricchi d’Italia dove la media per le pensioni di vecchiaia erogate dall’Inps a 167.796 pensionati brianzoli ha raggiunto quest’anno i 1.290 netti al mese (era 1.247 euro nel 2014). Mentre l’assegno mensile medio di vecchiaia per i 6.218 vimercatesi in pensione è di 1.432,72 euro, un record secondo solo ai 1.563 euro dei 1.734 pensionati di Vedano. Inoltre, secondo i dati diffusi dall’Inps, il valore medio raggiunto dalle pensioni di vecchiaia a Vimercate si conferma in aumento rispetto ai 1.410 euro al mese del 2014, a sua volta maggiore dei 1.390 euro mediamente pagati nel 2013. A Vimercate l’Inps ha anche altri 3mila utenti a carico oltre agli ex lavoratori, per un totale quest’anno di 9.190 persone che ricevono un qualche tipo vitalizio per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro distribuiti ogni mese in città.
    E su una popolazione media di 25mila residenti, in pratica un terzo dei vimercatesi riceve una pensione, dove per uno su quattro si tratta di quella di vecchiaia, per agli altri sono di reversibilità, invalidità e gli assegni sociali. Le pensioni di reversibilità sono quest’anno 1.738 e valgono in media 775 euro ciascuna al mese (erano 770 nel 2014), mentre gli assegni che a vario titolo sono riconosciuti per invalidità civile sono 805 per un valore medio di 428 euro, invariato dal 2014. L’invalidità sul lavoro riguarda 280 casi per un importo medio di 791 euro (764 euro nel 2014) mentre gli assegni sociali per indigenti sono riconosciuti a 149 vimercatesi per un contributo mensile medio di 462 euro, in calo rispetto ai 469 euro dell’anno scorso.Martino Agostoni


    lunedì 8 giugno 2015

    Dichiarazione TASI: basta il modello IMU

    Chi deve presentare una dichiarazione TASI entro il 30 giugno 2015 per segnalare variazioni dell'immobile utilizza il modello IMU: precisazioni del ministero per chi vive in affitto.

    Per la dichiarazione TASI non è prevista l’approvazione di un nuovo modello, si utilizza lo stesso valido ai fini IMU: la precisazione arriva dal ministero delle Finanze, con la circolare 2DF/2015. Quindi, il modulo da compilare nel caso di variazioni sull’immobile ai fini TASI è quello già approvato per la dichiarazione dell’imposta  municipale  propria (IMU) il 30 ottobre 2012.

    => Dichiarazione TASI-IMU: istruzioni per ENC

    Scadenze

    Il termine di presentazione è il 30 giugno 2015 e si riferisce alle variazioni dell’immobile intervenute nel corso del 2014. Esattamente come per l’IMU, la dichiarazione TASI si presenta solo nel caso in cui siano intervenute variazioni nel possesso dell’immobile.

    TASI e affitti

    Contrariamente all’IMU, la TASI viene pagata anche dagli inquilini, oppure dai titolari di altro diritto reale.

    => TASI per inquilini in affitto: guida completa

    A questo proposito, il ministero fornisce una serie di precisazioni: un’interpretazione letterale della norma comporterebbe l’obbligo di presentare una dichiarazione TASI da parte di tutti coloro che, non essendo proprietari, non hanno mai presentato la dichiarazione IMU. In realtà, chiarisce il dipartimento delle Finanze:
    • chi ha stipulato un contratto di affitto successivamente al primo luglio 2010 non deve presentare la dichiarazione TASI perché da questa data tutti i dati catastali contenuti nei contratti vengono automaticamente comunicati all’Agenzia delle Entrate;
    • Se invece il contratto di affitto è precedente al primo luglio 2010, bisogna presentare la dichiarazione TASI.

    Eccezioni

    In generale, la dichiarazione TASI non si presenta in tutti i casi in cui il Comune ha a disposizione altri strumenti che permettono, incrociando i dati, di avere i dati catastali identificativi dell’immobile, anche in riferimento agli adempimenti relativi ad altri tributi (come, ad esempio, la TARI, la tassa sui rifiuti). La dichiarazione TASI va dunque sempre inviata se:
    • i dati catastali sono stati comunicati al momento della cessazione della risoluzione o proroga del contratto;
    • il Comune di appartenenza ha previsto, ad esempio per le agevolazioni TASI, specifiche modalità come la consegna del contratto di locazione o un’autocertificazione.

    => TASI: come calcolare l’acconto 2015

    In tutti i casi in cui invece è necessario presentare la dichiarazione TASI, per precisare il titolo relativo alla propria obbligazione tributaria (ad esempio, locatario), si compila la parte del modello valido ai fini IMU dedicata alle “annotazioni“. Per il resto, le informazioni necessarie al Comune sia per l’IMU sia per la TASI sono sostanzialmente identiche.
    Fonte: dipartimento delle Finanze, circolare 2/DF 2015