martedì 27 ottobre 2015

Canone RAI in bolletta: tutte le nuove regole 2016

Canone RAI 2016 per chi possiede il televisore ma in bolletta anche con smartphone e pc:
procedura di esenzione, casi particolari, modalità di versamento, morosità, condono, regole operative: la nuova versione della norma nella Legge di Stabilità 2016.

Solo chi ha un televisore pagherà  il canone RAI in bolletta elettrica che non è invece dovuto da chi possiede altre tipologianone RAIe di device che possono essere utilizzati per guardare trasmissioni in streaming, come smartphone, pc o tablet: l’importo della tassa scende a 100 euro, da versare insieme all’importo della bolletta dell’elettricità. E’ questa la riforma definitiva della riscossione del canone RAI , così come prevista dalla versione finale dellaLegge di Stabilità 2016 approvata dal Governo e firmata dal presidente della Repubblica.
Canone RAI 2016
In pratica, nel 2016 il canone RAI diventa più economico (da 113 a 100 euro), viene inserito nella bolletta energetica e la versione finale della norma prevede il pagamento in un’unica soluzione: è dunque saltata la possibilità di una rateazione. Il canone RAI sarà inserito nella prima bolletta elettrica successiva alla scadenza del termine per il pagamento. Le sanzioni per chi non paga vanno da 2 a 6 volte l’importo (quindi, da 200 a 600 euro).
Le nuore regole
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·         Lo Stato presume il possesso di untelevisore per tutti i contribuenti che hanno stipulato un contratto per la fornitura dienergia elettrica.
·         Chi possiede più abitazioni paga il canone una sola volta (non è chiaro se i fornitori di elettricità dovranno distinguere tra i contratti o se il contribuente dovrà comunicare o disdire qualcosa).
·         La voce in bolletta relativa al canone RAI sarà evidenziata e separata dalle altre, in modo che l’utente sappia con chiarezza quanto sta spendendo per la fornitura di energia e quanto per pagare la tassa sulla televisione pubblica.
Esenzioni
Un punto da chiarire riguarda gli adempimenti per coloro che non possiedono un televisore: in questo caso, par di capire, in bolletta ci saranno comunque anche i 100 euro di canone RAI, come dato presuntivo. Sarà probabilmente il contribuente a dover dichiarare di non possedere l’apparecchio TV prima di omettere il versamento della quota di bolletta relativa al canone.
Riscossione
Coloro che hanno le bollette domiciliate in banca pagheranno automaticamente anche il Canone con questa modalità: la legge prevede che l’autorizzazione alla domiciliazione bancaria della bolletta elettrica valga in automatico anche per il Canone RAI. La nuova modalità di riscossione del Canone RAI in bolletta non comporta nessuna sanatoria nei confronti di coloro che non hanno pagato negli anni passati, per i quali è comunque non comprovabile il possesso del televisore.
Morosità
La norma contiene la seguente precisazione: in ogni caso, il gestore di elettricità non ci rimette nulla, ovvero non deve anticipare allo Stato il pagamento del canone degli utenti morosi. Non ci sono, nel testo della norma, clausole che obbligano la società elettrica a particolari comportamenti nei confronti dei clienti che non pagano il Canone RAI (in pratica, sembra di capire che i gestori potranno continuare ad applicare le regole sullemorosità che già prevedono, indipendentemente dal fatto che dal 2016 in bolletta ci sarà anche il Canone RAI).
Applicazione
Per stabilire nel dettaglio le regole operative (anche per le aziende elettriche, che dovranno provvedere a una serie di adempimenti) è previsto un decreto ministeriale, entro 45 giorni dall’approvazione della Legge di Stabilità (quindi, entro metà febbraio). Anche le modalità per il riversamento del canone RAI all’Erario da parte dei gestori elettrici saranno stabilite dal decreto ministeriale attuativo.
Importo futuro
Ricordiamo brevemente che l’intenzione del legislatore è quella di combattere l’evasionesu questa tassa (non pagata dal 30% circa dei contribuenti), garantendo quindi alle casse pubbliche un gettito maggiore pur in presenza di un canone più basso. Secondo quanto dichiarato dal premier, Matteo Renzi, in occasione della presentazione della Legge di Stabilità 2016 dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri dello scorso 15 ottobre, nei prossimi anni grazie al maggior gettito il Canone RAI potrebbe progressivamente diminuire, passando ad esempio a 95 euro già dal 2017.

venerdì 23 ottobre 2015

GRADUATORIA DEFINITIVA BANDO ORTI 2015 VIA CANELLI/FOLLI

IL COORDINAMENTO PROVINCIALE SENIOR  PARTECIPANTI CENTRI ANZIANI  ORTISTI INFORMA che in data 23 ottobre è stata pubblicata la graduatoria definitiva BANDO ORTI 2015-VIA CANELLI/FOLLI PER L'ASSEGAZIONE DI !09 PARTICELLE ORTIVE
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AVVISO DI BANDO PER LA CONCESSIONE DI PARTICELLE ORTIVE IN VIA CANELLI/FOLLi 

ORTO n° tre:"Ancora qualche regalo dal mio orto di Via Canelli"

lunedì 19 ottobre 2015

I punti critici della Manovra 2016: reazioni

Poche risorse per pensioni, contratto pubblico, lavoratori, imprese e sanità: punti deboli e dibattito aperto sui punti deboli della Legge di Stabilità 2016, in aria di emendamenti.

Critiche dai sindacati, dibattito acceso sul fronte politico, apprezzamento dagli imprenditori: sono le prime reazioni alla manovra economica 2016 che, presentata dal Governo, inizia ora il cammino parlamentare. La posizione più critica sulla Manovra 2016 approvata dal Governo il 15 ottobre è della Cgil, che per esprimerla utilizza il linguaggio del premier, trasformando in “quattro segni meno” gli altrettanti segni positivi dell’Italia con il segno più, slogan con cui il governo ha presentato la Legge di Stabilità.
In sintesi: meno libertà per i lavoratori, meno lotta all’evasione, meno sanità e meno lavoro e salario:

=> Tutte le misure della Manovra 2016 

La Cgil ritiene che ci siano innanzitutto meno libertà per i lavoratori, perché:

«sul fronte delle pensioni non c’è flessibilità e senza flessibilità in uscita ci sono ancora meno possibilità per i giovani di entrare nel mondo del lavoro».
Quanto all’evasione, dito puntato contro l’innalzamento della soglia del contante a 3mila euro, che:
«favorisce l’evasione e l’elusione fiscale, l’economia sommersa, il lavoro nero e la corruzione».
Meno sanità, perchè:
«si continua nella politica di disinvestimento nella sanità pubblica. Il fondo passa dai 109 miliardi di un anno fa ai 110 di oggi, il miliardo in più non copre neppure gli indici di adeguamento previsti dall’invecchiamento della popolazione, e i nove milioni di persone che già oggi non riescono a curarsi faranno sempre più fatica». Infine, meno lavoro e salario:  «300 milioni stanziati per il rinnovo del contratto dei lavoratori del pubblico impiego equivalgono a 7,80 euro lordi al mese per i prossimi tre anni».
Sui contratti degli statali è d’accordo anche la Cisl, che ritiene insufficienti le risorse per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, fermo da anni. Il sindacato diretto da Annamaria Furlan, però, esprime soddisfazione per l’azzeramento di IRAP e IMU agricola.

=> Legge di Stabilità: bonus produttività e welfare aziendale

Soddisfazione, invece, sulla manovra 2016 dal mondo delle imprese.
«Ci sono elementi positivi che corrispondono al massimo che si possa fare nell’attuale situazione di disponibilità, anche in base ad una spending review che è un po’ inferiore alle previsioni»-
Commenta così Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria che in particolare approva gli ammortamenti al 140%, misura che va incontro a specifica richiesta degli imprenditori. Per Rete Imprese Italia, bene aver evitato l’aumento IVA, la riduzione del carico fiscale sulle imprese, in particolare al’umento della franchigia IRAP per le piccole attività, la revisione del regime dei minimi, il recupero IVA crediti insoluti. Mancano, però:
«una serie di interventi che le piccole imprese aspettano da tempo e per i quali Rete Imprese Italia auspica l’inserimento nel corso del dibattito parlamentare» partendo dalla deducibilità totale dell’IMU sugli immobili strumentali, compresi negozi e alberghi.
Altra richiesta è attuare:
«la parte di Delega fiscale che darebbe alle imprese soggette ad IRPEF la possibilità di tassare ad aliquota proporzionale IRES gli utili non prelevati perché reinvestiti in azienda (la nuova ‘IRI’) e ai soggetti in contabilità semplificata di pagare le tasse solo dopo l’incasso delle fatture».

=> Legge di Stabilità: misure per l’agricoltura

Anche Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, ritiene che:
«sulla strada dell’ abolizione della TASI si doveva anche procedere alla totale deducibilità dell’IMU sugli immobili strumentali, compresi negozi e alberghi».
In generale, secondo Sangalli il Governo ha intrapreso la strada giusta con l’abbassamento delle tasse, ma ha avuto poco coraggio sul fronte della spending review.Il bilancio del presidente di Confcommercio: tre scelte buone (sterilizzazione clausole di salvaguardia per il 2016, franchigia IRAP, proroga agevolazioni edilizie ed Ecobonus), una nota dolente  e un’aspettativa mancata, perché:
«secondo noi ci voleva più coraggio nella riduzione della spesa pubblica improduttiva per trovare quelle risorse necessarie per arrivare ad una generalizzata riduzione della aliquota IRPEF».
Il punto relativo alla spending review, sollevato sia da Squinzi sia da Sangalli, è anche al centro del dibattito politico: il punto è che in manovra ci sono risparmi di spesa per 5 milioni, la metà rispetto ai 10 milioni annunciati dai piani di spending review nei mesi scorsi. La manovra è in buona parte finanziata in deficit, come si dice. Su questo si concentrano molte delle critiche sul fronte politico.
Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera: Renzi:
«non ha dato una sola indicazione di copertura», un «atteggiamento irresponsabile e spudorato».
Duro anche l’ex viceministro dell’Economia Stefano Fassina, che parla di «manovra senza impatto espansivo, attenta agli interessi più forti. Una manovra “berlusconiana” per segno elettorale e sociale.
Gioca con lo slogan renziano anche il Movimento 5 Stelle:
«la nuova legge di stabilità parla di un’Italia con il segno più. Più slogan, più annunci, più balle».
Nel merito: il taglio IRES tanto sbandierato non c’è più, la spending review è ridotta al lumicino e tutte le altre maggiori coperture, dalle briciole UE sul deficit al rientro dei capitali, sono solo “una tantum”, mentre nel 2017 abbiamo 26 miliardi di clausole di salvaguardia che diventano un macigno sempre più grande

domenica 11 ottobre 2015

Bobba: "La cooperazione sociale non abbia paura della Riforma"

Sintesi dell'intervento del sottosegretario al Welfare: "Chi non vuole la misurazione dell'impatto risponde a logiche conservative". L'Iter? "Ripartirà in Commissione in Senato subito dopo il 15 ottobre, una volta "smarcata" la legge di Stabilità"
La cooperazione sociale non abbia pura della riforma”. Riforma del Terzo Settore “che dopo il 15 ottobre, una volta esaurito il lavoro sulla legge di Stabilità, dovrebbe riprendere il suo commino in Commissione Affari costituzionali in Senato, dico “dovrebbe” perché in politica è sempre meglio usare il condizionale, ma non credo di sbagliarmi”. A dirlo nel corso della prima sessione della XV edizione delle Gionate di Bertinoro è stato il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba.
“Oggi ci troviamo in una condizione simile a quella degli inizi degli anni Novanta quando la cooperazione sociale, prima ancora che fosse licenziata la legge istitutiva, fu la risposta a bisogni sociali che non trovavano risposta, così oggi dentro una cornice di risorse scarse occorre trovare nuove vie per esigenze sociali che rimangono inevase”, ha continuato Bobba, “la riforma vuole essere una leva per liberare energie”. Da qui l’appello alla cooperazione sociale “che forte della sua esperienza nel coniugare economia e sociale non deve temere l’ingresso su un mercato sempre più competitive di soggetti con natura diversa: chi non accetterà questa sfida cadrà inevitabilmente ai margini”.
Bobba ha poi ricordato come la Riforma si colloca in un disegno più largo che comprende “la legge sul crowdfundig, quelle sulle start up a vocazione sociale, il fondo rotativo per le imprese socialie l’articolo 24 dello Sblocca Italia sul baratto amministrativo (a cui Vita magazine di questo mese ha dedico un’inchiesta, ndr.)”.
Il sottosegretario, chiudendo il suo intervento, ha voluto fare un accenno anche alla questione della misurazione dell’impatto sociale (su cui Aiccon ha prodotto un piccolo volume a cura di Paolo Venturi e Sara Rago, distribuito ai partecipanti delle Giornate): “Uno degli obiettivi della Riforma è quello di arrivare a una strumentazione semplice, chiara e univoca che aiuti ad allocare le risorse in modo più adeguato ed efficace”. Non sono pochi soggetti non profit che proprio su questo punto frenano? “Chi lo fa, risponde a logiche conservative di un assetto ormai vecchio”, chiude Bobba.

LINK http://www.vita.it/it/article/2015/10/09/bobba-la-cooperazione-sociale-non-abbia-paura-della-riforma/136897/


Generare e misurare l’impatto sociale: la seconda giornata di Bertinoro 2015

Nel corso della sessione conclusiva è stato presentato il nuovo volume di AICCON. 
Poi confronto sul tema, forse il più sentito dal Terzo Settore


Si è svolta questa mattina la sessione conclusiva delle Giornate di Bertinoro dell’Economia Civile 2015, dedicata al tema “Generare e misurare l’impatto sociale”, cui hanno partecipato Luigino Bruni, Università LUMSA di Roma, Mario Calderini, Politecnico di Milano, Elena Casolari, AD Fondazione ACRA-CCS, Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative, e Tiziano Vecchiato, Direttore della Fondazione Zancan. Stefano Zamagni, coordinatore della sessione, ha spiegato che “la necessità di soffermarsi sul tema dell’impatto sociale generato dalle imprese sociali nasce dalla fase di passaggio che il Terzo settore italiano sta attraversando e che si lega inevitabilmente alla transizione da welfare state a welfare society, due modelli di welfare che si basano su principi differenti: quello redistributivo il primo, quello di sussidiarietà il secondo”.

Valutare l’impatto sociale. La questione della misurazione nelle imprese sociali
Durante la sessione è stata presentata la pubblicazione “Valutare l’impatto sociale. La questione della misurazione nelle imprese sociali” curata da Paolo Venturi e Sara Rago di AICCON. Come ha spiegato Zamagni, supervisore scientifico del volume, la questione della valutazione dell’impatto sociale, oltre a legarsi alla necessità di trovare una risposta italiana all’orientamento in materia come richiesto dal livello europeo, ha assunto una grande rilevanza per il nostro Paese e ne assumerà sempre di più nei prossimi mesi. Nella Riforma del Terzo settore, infatti, il concetto di impatto sociale verrà legato al tema delle modalità di affidamento dei servizi sociali ai soggetti del Terzo settore: da qui la necessità di individuare strumenti adeguati per misurare tale impatto.
E sul fronte degli strumenti il volume di Venturi e Rago certamente non delude. La pubblicazione analizza oltre 40 modelli di valutazione dell’impatto sociale, a partire dai quali AICCON ha selezionato sette dimensioni imprescindibili per osservare, misurare e valutare il valore aggiunto e l’impatto generato dalle imprese sociali: sostenibilità economica, democrazia e inclusività dellagovernance, partecipazione dei lavoratori, resilienza occupazionale, relazioni con la comunità e il territorio, conseguenze sulle politiche pubbliche e promozione dell’imprenditorialità. A partire dalle dimensioni elencate, il documento presenta i relativi modelli di indicatori utili a definire una metrica di misurazione dell’impatto.
“Ai tempi del welfare state era sufficiente rendicontare, nell’era del welfare generativo è indispensabile valutare”. Così Paolo Venturi, Direttore di AICCON, ha sintetizzato l’orizzonte verso il quale dovrà muoversi il nostro Paese perché “la valutazione dell’impatto sociale è una priorità per tutti quei soggetti orientati a misurare il proprio valore aggiunto sociale”.

Gli interventi della sessione conclusiva
 
La sessione conclusiva delle GdB2015 è stata aperta dall’intervento di Tiziano Vecchiato, che ha sottolineato come nel nostro Paese ci si approcci al welfare con sistemi del secolo scorso. Tuttavia per sviluppare modelli innovativi non si può fare "misurazione di impatto senza fare prima la misurazione di outcome: è necessario misurare il beneficio generato per i diretti beneficiari per poter poi misurare il beneficio per l’intera comunità." In quest'ottica sono necessari "criteri multiassiali e metriche integrate: come uno spartito musicale che mette insieme codici diversi, la sfida della valutazione deve essre quella di concertare le metriche e farle suonare insieme".
Elena Casolari ha invece posto l'attenzione sull’individuazione delle metriche di valutazione dell’impatto sociale che "non dovrebbero essere complesse o costose, ma semplici e utili all’imprenditore sociale". Secondo Mario Calderini, invece, per misurare l’impatto sociale bisogna "individuare delle linee guida e non degli indicatori sintetici”, senza aver paura di guardare anche al di fuori del recinto Terzo settore.
A proseguire il confronto Luigino Bruni, che ha posto l'accento sull'evoluzione dell'impresa e sul ruolo sempre più pesante assunta dalla stessa sul fronte dell'impatto sociale: "In passato la vita buona coincideva con la politica, col metodo democratico, con la capacità di creare confronto tra le persone. Oggi invece il paradigma è diventato quello della grande imprese capitalista e la vita buona è quella mediata da valori “seri” delle aziende: produttività, efficienza, merito". "Nel giro di 30 anni" ha sottolineato Bruni "da luogo dello sfruttamento l’impresa è diventata il luogo dell’eccellenza umana". Maurizio Gardini in chiusura di sessione ha sottolineato come vada alzato il livello di attenzione: "nel momento in cui i principi del nuovo sviluppo tendono a delle derive che vanno in una direzione molto distante da quelli che sono modelli per una società più giusta e più equa – spiega  – senza coesione sociale l'economia del dopo crisi rischia di consegnarci ulteriori diseguaglianze”.


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venerdì 9 ottobre 2015

Rivalutazione pensioni INPS senza tagli 2015-2016

Pensioni al riparo dalla crisi nel 2015-2016: istruzioni e calcoli INPS per applicare le tutele del Dl 65/2015 sulla rivalutazione del montante contributivo.

Le pensioni non si svalutano a causa della crisi: la rivalutazione 2015-2016 è garantita dal decreto sul rimborso una tantum, che modifica anche i criteri di determinazione del montante contributivo mettendo gli assegni previdenziali al riparo dai cicli economici negativi. Con la circolare 167/2015, l’INPS spiega come applicare le norme di cui all’articolo 5 del Dl 65/2015 per evitare la decurtazione di 20 euro per ogni 10mila di montante maturato.

Il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo della pensione si calcola, di anno in anno, in base all’andamento dei conti pubblici, in particolare in base alla media quinquennale del PIL (prodotto interno lordo) nominale calcolata dall’ISTAT (articolo 1, comma 9, legge 335/95). Ebbene, la prolungata crisi economica ha portato questo dato in negativo, con il conseguente rischio di svalutare, anziché rivalutare, il montante contributivo per il calcolo della pensione. In parole semplici, i pensionati rischiavano di ricevere nel 2015 e 2016 unassegno più basso in applicazione del meccanismo appena spiegato.
Il decreto 65/2015, con il quale il Governo ha in parte recepito la sentenza della Corte Costituzionale 70/2015 (contro il blocco dell’indicizzazione per le pensioni 2012-2013 superiori a tre volte il minimo), prevedendo una restituzione parziale (una tantum di agosto, il cosiddetto Bonus Poletti), ha anche risolto la questione della rivalutazione, stabilendo (articolo 5, comma 1) che
«in ogni caso il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo come determinato adottando il tasso annuo di  capitalizzazione», non può mai «essere inferiore a uno, salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive».
Significa che, quando il calcolo del montante retributivo rischia di provocare una svalutazione della pensione, si assume artificialmente un coefficiente in base a uno, in modo che gli assegni non subiscano penalizzazioni. Poi, però, scatta il recupero della differenza nelle rivalutazioni successve, quindi negli anni seguenti.
La legge, però, prevede con il comma 1 bis del medesimo articolo 5, che in sede di prima applicazione non si fa luogo al recupero delle rivalutazioni successive. Quindi, spiega l’INPS nella circolare:
«il coefficiente di capitalizzazione da utilizzare per la rivalutazione del montante nel 2016, considerata la clausola di salvaguardia in sede di prima applicazione di cui al comma 1-bis del citato articolo 5, non subirà alcuna decurtazione. Solo qualora si verifichi nuovamente una variazione quinquennale del PIL inferiore all’unità si procederebbe al recupero su una o più delle capitalizzazioni successive per le quali il coefficiente è maggiore di 1».
Quindi, se si dovesse ripetere una congiuntura negativa tale da portare al ribasso la media quinquennale del pil, scatterebbe il recupero negli anni successivi, che invece è escluso per il 2015-2016.
Guardando ai coefficienti di capitalizzazione delle pensioni applicati dal 1991 ad oggi, si vede come il 2015 sia il primo anno in assoluto in cui si è verificato l’effetto al ribasso (per cui è stato applicato il coefficiente pari a 1). Il coefficiente di rivalutazione 2016, in base al montante 31 dicembre 2014, è pari a 1,005331. 

mercoledì 7 ottobre 2015

Economia della coesione, la nuova frontieradel terzo settore. I risultati dell’indagine Aiccon in vista delle #gdb2015

Comunicato Stampa
Per il 94% dei partecipanti alle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, l’economia comunitaria e collaborativa rappresenta un’opportunità per creare nuove modalità di imprenditorialità e di inclusione sociale.
Si può misurare l’impatto sociale? A chi dovrebbe essere affidata la governance dei beni comuni? Quanto è urgente la Riforma del Terzo settore? Nei giorni scorsi l’Area Ricerca di AICCON ha condotto un’indagine volta a rilevare l’opinione in merito alle questioni di maggiore attualità per il Terzo settore. Ne è emersa la rilevanza del tema della misurazione dell’impatto sociale generato dalle Organizzazioni Non Profit nei confronti delle comunità di riferimento: secondo il 43% dei rispondenti l’individuazione dei criteri di valutazione è una responsabilità del Terzo settore stesso.
Per il 54% dei partecipanti al sondaggio la governance dei beni comuni dovrebbe essere condivisa tra pubblica amministrazione, cooperative e imprese sociali e soggetti privati non profit. Inoltre, quasi la totalità (94%) dei rispondenti vede nell’economia della collaborazione un’opportunità per i soggetti dell’Economia Civile.
Due su tre dei partecipanti al sondaggio ritengono che la Riforma del Terzo settore e dell’impresa sociale rappresenti un elemento determinante per il pieno sviluppo dell’economia sociale in Italia.
Come sottolinea Paolo Venturi, Direttore di AICCON: “Il sentiment del pubblico delle Giornate di Bertinoro conferma la volontà di giocare un ruolo attivo nell’economia sociale e vede come opportunità la misurazione dell’impatto purché sia rispettosa dell’identità dei soggetti not for profit”.
Su queste tematiche verterà la XV edizione de Le Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, l’appuntamento promosso da AICCON che da 15 anni riunisce sul colle romagnolo i protagonisti del mondo accademico, dell’economia sociale e delle istituzioni insieme ad una community di studenti e giovani imprenditori sociali, per riflettere e conversare sui temi dell’economia civile. “L’economia della coesione nell’era della vulnerabilità” è il titolo di questa edizione che si terrà il 9 e 10 ottobre 2015 nella suggestiva Rocca di Bertinoro (FC).
LE PRESENTAZIONI UFFICIALI
Come ogni anno le Giornate saranno non solo un momento di confronto tra i maggiori rappresentanti della nostra società, ma anche l’occasione per presentare le più aggiornate rilevazioni ed analisi sul mondo del Terzo settore in Italia. L’evento sarà correlato dalla partecipazione dell’Istat che presenterà un focus sul contributo delle organizzazioni non profit a favore dei soggetti svantaggiati e vulnerabili e dell’SWG che, con la collaborazione di Legacoop, ha condotto un sondaggio su un campione di mille italiani sul valore della cooperazione e della comunità.
IL PROGRAMMA
Venerdì 9 ottobre apriranno i lavori della XV edizione Rosario Altieri, Presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane e Presidente Nazionale dell’AGCI e Franco Marzocchi, Presidente di AICCON. Si entrerà nel vivo del dibattito con la sessione di apertura dal titolo “Dall’esecuzione alla trasformazione: nuovi meccanismi di produzione del valore sociale e la sfida della Riforma del Terzo Settore” – coordinata da Paolo Venturi, Direttore di AICCON – a cui parteciperanno Stefano Micelli, Università Ca’ Foscari di Venezia; Enrico Giovannini, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; Stefano Zamagni, Università di Bologna e Luigi Bobba, Sottosegretario Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega per la Riforma del Terzo Settore.
Il pomeriggio prevede due sessioni dedicate ai beni comuni, la prima “Dalla Comunanza all’Economia dei Beni Comuni” vedrà la partecipazione di Enzo Risso, Direttore SWG; Mauro Lusetti, Presidente Legacoop; Sergio Gatti, Direttore Generale Federcasse e Ugo Biggeri, Presidente Banca Popolare Etica.
A seguire il GdB LAB #Commons, il laboratorio di storytelling sull’innovazione sociale animato da Flaviano Zandonai, Segretario Generale di Iris Network; Pier Luigi Sacco, Università IULM di Milano; Christian Iaione, Lab.Gov Luiss e Roberto Covolo, “Ex Fadda”.
L’evento si chiuderà sabato 10 ottobre con un dibattitto sul tema della valutazione dell’impatto sociale generato dalle organizzazioni non profit nella sessione dal titolo “Generare e misurare l’impatto sociale” con la partecipazione di Luigino Bruni, Università LUMSA di Roma; Mario Calderini, Politecnico di Milano; Elena Casolari, AD della Fondazione ACRA-CCS; Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative eTiziano Vecchiato, Direttore Fondazione Zancan.
Tutti i protagonisti, le informazioni utili e il programma de Le Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile sono disponibili sul sitowww.legiornatedibertinoro.it
Partner Ufficiali: Coopfond, Federcasse – Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo, Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Forum Nazionale Terzo Settore.
Partner: Fon.Coop
Media Partner: Vita, Corriere Sociale, TG1 Fa la cosa giusta, VolontariatOggi.info, Percorsi di Secondo Welfare, Valori, Altreconomia, Città Nuova, Giornale Radio Sociale.

[AICCON - Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e delle Organizzazioni Non Profit  è il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’ Alleanza delle Cooperative Italiane e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale, con sede presso la Scuola di Economia, Management e Statistica di Forlì.
AICCON è riuscita in questi anni a divenire un punto di riferimento scientifico grazie all’importanza delle iniziative realizzate ed alla continua attività di formazione e ricerca sui temi più rilevanti per il mondo della Cooperazione, del Non Profit e dell’Economia Civile, svolte in costante rapporto con la comunità accademica e le realtà del Terzo settore. www.aiccon.it]http://www.legiornatedibertinoro.it/

domenica 4 ottobre 2015

Terzo Settore, tutto quello che non va nella riforma

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi l’aveva annunciata esattamente un anno fa.
Una Legge capace di disciplinare meglio il Terzo Settore, favorendo la crescita dell’economia sociale, che negli ultimi anni aveva registrato dati incoraggianti in termini di crescita (5% del PIL), anche sotto il profilo occupazionale, la si attendeva da circa vent’anni. Quest’oggi, l’aula della Camera dei Deputati, con un lavoro complessivo di poco meno di due giorni, ha approvato il ddl di delega per la riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale, con 297 si’, 121 no e 50 astenuti.
Il provvedimento, che in Italia riguarda oltre 800mila lavoratori e quattro milioni di volontari, ora passa all’esame del Senato. Secondo gli esponenti della maggioranza, la Riforma ha un ché di epocale: “Quello che approviamo oggi e’ un provvedimento che farà la storia; lo approviamo dopo aver parlato con coloro che ogni giorno lavorano nel Terzo Settore e non aspettavano altro che essere ascoltati dalla politica. Questo ddl riguarda 300 mila organizzazioni non profit e quasi 5 milioni di volontari che ogni giorno lavorano per dare sollievo e sostegno ai piu’ deboli”.
Ad affermarlo è Micaela Campana, deputata e responsabile Welfare del Pd durante la dichiarazione di voto sul ddl delega in materia di Terzo Settore. Peccato che l’onorevole abbia dimenticato di dire che la “partecipazione dal basso”, tanto sbandierata, abbia riguardato solo un modesto 10%, (come scrivemmo a suo tempo), del complesso mondo del non-profit.
IL REGISTRO UNICO PASSA, MA LE RISORSE ECONOMICHE MANCANO
Al di là dei proclami, però, resta ora il dubbio sulle coperture economiche. Dubbio avanzato anche tra le fila della maggioranza da alcuni componenti della Commissione Affari Sociali, Edoardo Patriarca (PD) in primis, che ora sperano in un miracolo nella Legge di Stabilità.
Di sicuro, ciò che di buono vi è in questa Riforma, è che finalmente le oltre 77 norme che regolano il Terzo Settore verranno messe a sistema in un unico impianto in grado di “mettere ordine fra la miriade di leggi e leggine su volontariato, cooperazione sociale, ong e onlus”, spiega Marco Di Maio, deputato Pd e membro dell’ufficio di presidenza del gruppo alla Camera.
“La delega si occupa della riforma del codice civile; della costruzione e definizione del nuovo codice del terzo settore con un unico registro presso il Ministero del Lavoro, superando così i registri locali comunali e regionali”. Va aggiunto anche che finalmente oggi esiste una definizione più chiara di Terzo Settore e da questa definizione vengono messi alla porta partiti e sindacati, la cui natura è sostanzialmente diversa dai punti cardine del resto dell’associazionismo.
IL TERZO SETTORE DOVRA’ DIVIDERE LE GIA’ IMPROBABILI RISORSE CON I “CUGINI” ESTERI?
Sempre nella giornata di oggi, simigliante più a una maratona che ad una votazione, ecco arrivare anche una sorpresa che con buona probabilità farà storcere il naso a una parte consistente del Terzo Settore nostrano. L’ordine del giorno in questione porta la firma della deputata di Per l’Italia Fucsia FitzGerald Nissoli che si muove in favore delle comunità italiane all’estero. Forzando un po’ la mano e con un buon giro di argomentazioni l’Onorevole Nissoli ha portato a casa l’impegno a far sì che “nella predisposizione dei prossimi decreti attuativi”, si abbia “cura di salvaguardare il patrimonio associazionistico italiano nel mondo, frutto del lavoro instancabile di generazioni di emigrati e che avrà un ruolo decisivo in ‘termini di rete’ anche in futuro”. In altri termini risorse pari a prima ma maggiormente frazionate.
IL NON-PROFIT ORA DIVERRA’ FOR PROFIT, L’ALLARME DEI 5 STELLE 
E se da un lato l’entusiasmo è alle stelle il dissenso va di ora in ora crescendo e diffondendosi.
Soprattutto tra quelle forze politiche che nel tempo non hanno avuto né modo, né tempo di stringere legami di particolare prossimità con cooperative ed associazioni. I malpensati direbbero, insomma, che il punto di vista dei 5 Stelle sull’argomento appare più neutro di altri. Sono loro infatti a bollare la Riforma come una operazione “che in sostanza trasforma il non profit in profit: si finanziarizzano i bisogni dei cittadini e si delegano sempre piu’ all’esterno le competenze dello Stato, assegnando con fondi pubblici uno sconfinato campo di attivita’ sociali e culturali a soggetti privati, che potranno distribuire gli utili.
La parola chiave e’, come sempre, ‘appalti’: tu, partito, mi porti soldi, io ti porto gente ai gazebo delle primarie e se posso ti faccio piazzare persone -sottopagate- nell’azienda. E poi capita anche che la commessa finisca in subappalto ad un’altra azienda gestita dalla criminalita’ organizzata”. Il rischio paventato dalla giovane formazione politica è appunto che se oggi chiunque può scegliere di finanziare un’impresa sociale recuperando un tasso di debito comunque non superiore al 21% (legge anti-usura), dopo la Riforma sarà possibile investire nell’impresa sociale “rischiando” il capitale. In altre parole se oggi finanziare una non-profit può equivalere a recuperare l’importo erogato, dopo la Riforma si potrà investire nel capitale dell’organizzazione equiparando ricavi e perdite esattamente come in qualsiasi profit. Un gioco pericoloso aggravato dall’assenza di controllo.
PESA L’ASSENZA DI UN ORGANISMO CHE CONTROLLI IL SETTORE, IL RISCHIO DEL MOLTIPLICARSI DI “MAFIA CAPITALE”
Il sistema di per sé infatti potrebbe ancora essere letto nella sua chiave positiva se non fosse che in assenza di un’organismo di controllo (l’ultimo baluardo era l’Agenzia per il Terzo Settore, inspiegabilmente soppressa dal Governo Montindr).
Il Terzo Settore negli anni e nel passato recente ha mostrato di avere il suo interno diverse realtà più o meno “malate”, si va dagli scandali di Mafia Capitale, alle licenze per locali camuffate da onlus, passando per lo scandalo CIE sino al rappresentante antiracket che svolgeva in proprio l’attività.
Un rischio annunciato in questi giorni anche dal Presidente dell’Agenzia Anticorruzione Raffaele Cantone, che ha ricordato come “a breve potrebbero partire nuove inchieste riguardanti il mondo del sociale”. Tra le proposte decisamente particolare è apparsa quella dell’Onorevole Gelli, membro della Commissione Affari sociali ma al tempo stesso anche presidente del CESVOT Toscana, che non più tardi di qualche giorno fa ha lasciato intuire come la sola parte di “controllo” legata al 5 x mille ed alla trasparenza delle associazioni potrebbe essere affidata ai Centri di Servizio per il Volontariato, gli stessi che vedono al proprio interno sedere quasi tutte le grandi organizzazioni di volontariato e promozione sociale. Insomma che il controllato si controlli con i propri controllori. Un sistema anni luce indietro da quello francese e statunitense dove nel primo caso si è dato vita ad un vero e proprio Ministero dell’economia sociale, nel secondo con un giro d’affari di quasi 500 miliardi di dollari il fisco ha dedicato un intero comparto al monitoraggio, al controllo ed al sanzionamento. Fare il bene ma facendo bene, verrebbe da dire.
LA DEREGULATION RISCHIA DI DARE VITA AD UN MERCATO “AL RIBASSO” 
Inoltre la deregolamentazione di coop e onlus, che godono di una fiscalita’ agevolata, con la riforma, è ragionevole immaginare che tenteranno un’ ingresso massiccio in nuovi mercati. Il che potrebbe causare fenomeni di concorrenza sleale nei confronti delle altre aziende. “Non solo: le piccole associazioni ne faranno le spese, lasciate indietro – incalza il Movimento 5 Stelle – a favore delle grandi entita’ che alle spalle hanno un politico o una corrente di riferimento”.
La quadra del cerchio, per i grillini, pare così essere una sorta di “golpe al rallentatore, si vogliono prendere anche un altro pezzo, i servizi sociali e la cultura, in un intreccio partitico-elettorale-clientelare-finanziario senza precedenti. Tutto sotto controllo, il piano procede come previsto: e’ la rinascita democratica, bellezza”.
Un’ipotesi forse troppo pessimista, eppure ci si stupisce guardando il voto contrario di ieri con cui il Pd ha bocciato la proposta del MoVimento 5 Stelle di vietare alle cooperative di finanziare i partiti.
SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE SI, MA NON TROPPO. MIGRANTI FUORI DALLA LEGGE
Nella giornata delle polemiche contro Salvini un risultato positivo lo porta a casa anche la Lega Nord che nella mattinata si era fatta sentire sul tema del Servizio Civile attraverso le parole del leghista Marco Rondini: “Il governo non pensi di utilizzare la pseudo-riforma del Terzo settore come una delega in bianco per estendere il servizio civile agli extracomunitari. Un cavallo di troia che rischia di svendere il Terzo settore agli immigrati e alle coop di mafia capitale”, visto che “il sistema dei controlli centralizzati ha gia’ dimostrato di non essere in grado di fare argine alle degenerazioni del sistema cooperativo”. Rondini si e’ poi scagliato contro “lo scippo delle competenze alle Regioni in materia di servizio civile, una misura che suona come una sfida alle richieste presentate dalla conferenza Stato Regioni di poter organizzare il servizio a livello locale”. Servizio civile bocciato anche dal Pd per chi cittadino italiano non è. LEGA NORD,
UNA VITTORIA A META’: “IL REGISTRO UNICO DEL TERZO SETTORE FAVORIRA’ CLIENTELISMI E SPRECHI”
Nel mirino della Lega anche l’”introduzione del registro unico nazionale, che assegna a Roma il monopolio del giudizio su enti e associazioni no profit che operano per lo piu’ a livello territoriale”. “Le competenze centralizzate rischiano di alimentare un sistema di sprechi, clientelismi e discriminazioni – ha avvertito il parlamentare leghista -. Due esempi: prima della regionalizzazione del servizio nel Comune di Caccamo vi erano 100 ragazzi in servizio civile su 8mila abitanti e per il Comune di Panettieri si approvo’ un progetto di assistenza agli anziani che prevedeva l’impiego di 30 volontari, a fronte di soli 65 residenti’ ultra65enni. L’allentamento dei meccanismi di controllo di prossimita’ rischia di aprire un nuovo fronte alla degenerazione del sistema che ha prodotto gli scandali di mafia capitale”. Ma viene da sé pensare che un registro unico, una “Confidustria del Terzo Settore”, come l’ha ribattezzata Giovanni Moro, è una comodità certa per chi come il Governo si troverà ad avere un unico interlocutore con cui poter decidere di un universo cosi complesso, senza dover star li ad ascoltare tutte le associazioni che in quello che fanno ci mettono il cuore.
COME UNA “PRIVATIZZAZIONE”, ORA LA PAROLA PASSA AL SENATO Il bilancio per adesso non pare essere dei più positivi seppure una riforma bisognava avanzarla. La sensazione pero è che come avvenne per la 266 del 1991 che approdo dopo lungo tempo rispetto alle fasi di concertazione “vere” e che di lì a qualche anno era già superata, oggi il rischio è il medesimo con l’aggravante di una corsa, ribadita oggi dal Sottosegretario Bobba: “Contiamo di arrivare all’approvazione definitiva entro luglio”, che ha più il sapore di una stelletta da mettersi in petto che non il raccogliere l’esigenza reale di un processo innovativo. Manca una stabilizzazione vera del 5 x mille, una detassazione dell’IVA per chi crea vere infrastrutture per la comunità, mancano i fondi salvo quelli delle Fondazioni bancarie distolti dal Governo al sociale per sanare gli impegni presi con L’UE, manca un controllo e manca su tutto lo spirito che in Italia diede vita a questo esercito di cinque milioni di persone. Uno schiaffo al contributo di milioni di cittadini impegnati nelle associazioni che negli anni sono divenuti colonna portante del nostro Paese, esempio magnifico di tutela della cultura e dei servizi sociali.
Riformare sta all’italiano come provare a migliorare, qui dovrebbe divenire rendere più agile quello che è il bene comune per antonomasia. Il rischio invece è di assistere all’ennesima privatizzazione, stavolta del tutto insensata. @CorriereSociale

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